
La Traviata – NP Caracalla Festival, Teatro dell’Opera di Roma
Inszenierung: Sláva Daubnerová, Musikalische Leitung: Francesco Lanzillotta
Premiere: 19. Juli 2025
„Sláva Daubnerová debutta in Italia con una Traviata intensa e destabilizzante, dove il corpo della protagonista, devastato dalla malattia e dalla storia personale, diventa il vero centro simbolico ed emotivo della scena. […] La regista costruisce la narrazione dalla prospettiva di Violetta, raccontando la storia come un lungo delirio premorte, tra allucinazione e ricordo. “Violetta è l’archetipo della donna “caduta”. La narrazione si concentra sulla solitudine, sulla sofferenza per lo stigma sociale causato dalla sua malattia e dalla prostituzione, con molti momenti surreali, riferibili a un delirio premorte. Anche il rapporto romantico ed erotico con Alfredo altro non è che un ultimo tentativo di sottrarsi alla morte, un istinto basilare che lega eros e thanatos.”. È proprio questo sguardo visionario, psicologico e spietato a rendere la Traviata del Caracalla Festival qualcosa di profondamente diverso rispetto alla tradizione. La vicenda di Violetta non è più solo il racconto di un amore impossibile, ma quasi un’analisi emotiva di un destino segnato, di una donna usata, sedotta, abbandonata, e infine colpevolizzata. […] Con questa intensa e visionaria Traviata, che rimarrà in scena fino a domenica 3 agosto, il Caracalla Festival 2025 chiude il suo capitolo lirico con una produzione coraggiosa e di forte impatto emotivo, lasciando al pubblico l’eco di una musica meravigliosa che continua a parlare al presente.“
[ Sláva Daubnerová gibt ihr italienisches Debüt mit einer intensiven und destabilisierenden Traviata, in der der von Krankheit und persönlicher Geschichte gezeichnete Körper der Protagonistin zum symbolischen und emotionalen Mittelpunkt der Szene wird. […] Die Regisseurin konstruiert die Erzählung aus Violettas Perspektive und erzählt sie als langes Delirium vor dem Tod, irgendwo zwischen Halluzination und Erinnerung. Violetta ist der Archetyp der „gefallenen“ Frau. Die Erzählung konzentriert sich auf ihre Einsamkeit, ihr Leiden unter der gesellschaftlichen Stigmatisierung durch ihre Krankheit und Prostitution, mit vielen surrealen Momenten, die an ein Delirium vor dem Tod erinnern. Selbst ihre romantische und erotische Beziehung zu Alfredo ist nichts weiter als ein letzter Versuch, dem Tod zu entkommen – ein Urinstinkt, der Eros und Thanatos verbindet. Gerade diese visionäre, psychologische und gnadenlose Perspektive macht La Traviata bei den Caracalla-Festspielen zu etwas, das sich grundlegend von der Tradition unterscheidet. Violettas Geschichte ist nicht mehr nur die Erzählung einer unmöglichen Liebe, sondern fast schon eine emotionale Analyse eines besiegelten Schicksals, einer Frau, die benutzt, verführt, verlassen und schließlich beschuldigt wird. […] Mit dieser intensiven und visionären Traviata, die bis Sonntag, den 3. August, auf der Bühne bleibt, schließt das Caracalla Festival 2025 sein Opernkapitel mit einer mutigen und emotional beeindruckenden Produktion ab und hinterlässt beim Publikum das Echo einer wunderbaren Musik, die bis in die Gegenwart wirkt. ]
— Red., La Traviata chiude il Caracalla Festival 2025, dolore, bellezza e disincanto tra allucinazione ericordo., in: Nuovo Corriere Nazionale, 27.07.2025
„Nella cornice delle Terme di Caracalla, si è avuto il debutto italiano della regista slovacca Sláva Daubnerová, dopo alcune prove offerte in teatri dell’Europa centro-orientale. Debutto molto incisivo. Il racconto scelnico dell’opera verdiana è apparso essenziale e ben articolato, dosato con criterio nel peso reciproco e nella concatenazione dei vari episodi. […] La regia di questa Traviata costruisce dunque uno spettacolo sobrio, di bel gusto drammaturgico, e con mano sicura focalizza scena e movimento sulla protagonista, a contorno della quale agiscono gli altri.“
[ Die Caracalla-Thermen waren Schauplatz des Italiendebüts der slowakischen Regisseurin Sláva Daubnerová, nach mehreren Aufführungen in Theatern in Mittel- und Osteuropa. Ein sehr prägnantes Debüt. Die theatralische Erzählung von Verdis Oper war essentiell und gut strukturiert, wohlausgewogen im Zusammenspiel und der Vernetzung der verschiedenen Episoden. […] Die Regie dieser Traviata konstruiert eine zurückhaltende Aufführung mit feinem dramatischem Geschmack und konzentriert Szene und Bewegung mit sicherer Hand auf die Protagonistin, um den herum die anderen agieren. ]
— Francesco Arturo Saponaro, Registe battono registi 2 a 1 al Caracalla Festival, in: Musicpaper, 01.08.2025
„Prosegue il festival estivo del Teatro dell’Opera alle Terme di Caracalla, la cui programmazione è stata affidata quest’anno a Damiano Michieletto, che ha riservato a sé stesso la regia di West Side Story e per La traviata ha scelto Slava Daubnerova […]. Michieletto ha dimostrato ottimo fiuto a scoprirla. In questa sua regia la Daubnerova usa un linguaggio teatrale moderno ma a differenza di altri registi ‘d’avanguardia’ non tradisce Verdi con invenzioni cervellotiche. “La storia è raccontata dalla sua [di Violetta] prospettiva”, come spiega ella stessa, ma non ce ne sarebbe bisogno, perché è una regia comprensibile a tutti, convincente, efficace, incisiva. La narrazione si concentra su Violetta, “sulla [sua] solitudine, sulla sofferenza per lo stigma sociale causato dalla malattia e dalla prostituzione”. La malattia che corrode e distrugge il suo corpo è metafora della sua psiche devastata dagli abusi e dalle umiliazioni subite fin dalla tenera infanzia. […] La regia punta empaticamente ma inesorabilmente il riflettore su Violetta, la cui recitazione è intensa ma minimalista, assolutamente scevra di grandi gesti melodrammatici.“
[ Das Sommerfestival des Teatro dell’Opera in den Caracalla-Thermen geht weiter. Das diesjährige Programm wurde Damiano Michieletto anvertraut, der sich die Regie von „West Side Story“ selbst vorbehalten hat und für „La Traviata“ Slava Daubnerova ausgewählt hat […] Michieletto bewies ein ausgezeichnetes Gespür für ihre Entdeckung. In dieser Inszenierung verwendet Daubnerova eine moderne Theatersprache, verrät aber im Gegensatz zu anderen „Avantgarde“-Regisseuren Verdi nicht mit konstruierten Erfindungen. „Die Geschichte wird aus ihrer [Violettas] Perspektive erzählt“, wie sie selbst erklärt, doch das ist nicht nötig, denn die Regie ist für jeden verständlich, überzeugend, wirkungsvoll und prägnant. Die Erzählung konzentriert sich auf Violetta, „auf [ihre] Einsamkeit, auf ihr Leiden unter der gesellschaftlichen Stigmatisierung durch Krankheit und Prostitution.“ Die Krankheit, die ihren Körper zerfrisst und zerstört, ist eine Metapher für ihre Psyche, die durch den Missbrauch und die Demütigung, die sie seit früher Kindheit ertragen musste, verwüstet wurde. […] Die Regie richtet den Scheinwerfer einfühlsam, aber unerbittlich auf Violetta, deren Spiel intensiv, aber minimalistisch ist und gänzlich auf große melodramatische Gesten verzichtet. ]
— Mauro Mariani, La psiche di Violetta è protagonista, in: gdm | giornale della musica, 21.07.2025
„La traviata che ha visto l’esordio italiano d’un gran talento concettuale e visionario come Sláva Daubnerová, supportata da una direzione e una protagonista entrambe davvero notevoli, ha rappresentato forse il tassello più riuscito di questo percorso. A leggerne il Konzept sunteggiato sul programma di sala, la regia della Daubnerová non sembrerebbe discostarsi dalle tante Traviate femministe, antipatriarcali e propense a declinare il termine “traviata” sotto l’aspetto di prostituta seriale – anziché di mantenuta d’alto bordo – che si sono viste negli ultimi anni: ma il suo retroterra di performer e attrice-danzatrice, prima che di regista, stempera le ideologie e dona una plasticità abbacinante alla partitura visiva da lei impaginata. Al centro c’è il corpo: oggetto di desiderio, prigione, luogo drammaturgico. Un corpo che è innanzi tutto quello corroso dalla malattia, e tuttavia ancora bellissimo, della protagonista […], diventando però anche totalizzante elemento scenico.“
[ La traviata, das Italiendebüt eines großen konzeptuellen und visionären Talents wie Sláva Daubnerová, unterstützt von einer wahrhaft bemerkenswerten Regie und Hauptdarstellerin, war vielleicht das erfolgreichste Stück dieser Reise. Liest man das im Programm zusammengefasste Konzept, scheint sich Daubnerovás Regie nicht von den vielen feministischen, antipatriarchalen Traviatas der letzten Jahre zu unterscheiden, die den Begriff „Traviata“ eher als Serienprostituierte denn als ausgehaltene Dame der Oberschicht interpretieren. Doch ihr Hintergrund als Darstellerin und Schauspielerin-Tänzerin, bevor sie Regie führte, mildert Ideologien und verleiht der von ihr komponierten visuellen Partitur eine schillernde Plastizität. Im Mittelpunkt steht der Körper: Objekt der Begierde, Gefängnis, dramatische Kulisse. Ein Körper, der in erster Linie der kränkliche, aber dennoch schöne Körper der Protagonistin ist […] und gleichzeitig zu einem allumfassenden szenischen Element wird. ]
— Paolo Patrizi, Il corpo di Violetta, in: Bellini News, 29.07.2025
„El espectáculo más esperado del Caracalla Festival —la temporada veraniega de óperas, ballets y conciertos del Teatro dell’Opera de Roma— fue este año La Traviata, drama íntimo que transcurre íntegramente en residencias de la alta sociedad parisina de mediados del siglo XIX, y que por ello parece poco adecuado para espacios inmensos como los de las termas de la Roma imperial. Pero la directora de escena Sláva Daubnerová logró recrear una Traviata íntima, centrada en los sentimientos más auténticos y profundos de Violetta. […] Daubnerová utiliza un lenguaje teatral moderno, pero, a diferencia de otros colegas, no traiciona a Verdi con invenciones rebuscadas. La narración se centra en Violetta, “en su soledad, en el sufrimiento causado por el estigma social de la enfermedad y la prostitución”, como dice la joven directora escénica eslovaca. […] Daubnerová exige de Violetta una interpretación intensa y dramática, ahondando en su psicología, como hace el propio Verdi: algo que era nuevo y absolutamente moderno en una ópera de aquellos años. Los demás personajes no tienen relevancia individual, como si no tuvieran vida propia y fuesen solo recuerdos y pensamientos de Violetta.“
[ Die mit größter Spannung erwartete Aufführung des Caracalla-Festivals – der Sommersaison der Opern, Ballette und Konzerte im römischen Teatro dell’Opera – war in diesem Jahr La Traviata, ein Kammerspiel, das vollständig in den Residenzen der Pariser High Society der Mitte des 19. Jahrhunderts spielt und daher für die riesigen Räumlichkeiten der Thermen des kaiserlichen Roms ungeeignet erscheint. Doch Regisseurin Sláva Daubnerová gelang es, eine intime Traviata zu schaffen, die Violettas authentischste und tiefste Gefühle in den Mittelpunkt stellt. […] Daubnerová verwendet moderne Theatersprache, doch im Gegensatz zu einigen ihrer Kollegen verrät sie Verdi nicht mit konstruierten Erfindungen. Die Erzählung konzentriert sich auf Violetta, „auf ihre Einsamkeit, auf das Leid, das durch das gesellschaftliche Stigma von Krankheit und Prostitution verursacht wird“, wie die junge slowakische Regisseurin sagt. […] Daubnerová verlangt von Violetta eine intensive und dramatische Darstellung, die, wie Verdi selbst, tief in ihre Psychologie eintaucht: etwas, das in einer Oper jener Jahre neu und absolut modern war. Die anderen Figuren haben keine individuelle Bedeutung, als hätten sie kein Eigenleben und wären lediglich Violettas Erinnerungen und Gedanken. ]
— Mauro Mariani, Una ‚Traviata‘ íntima en las termas de Caracalla, in: Ópera Actual, 24.07.2205
„Innanzi tutto la vicenda di Violetta è di una potenza tale da riuscire a coinvolgere emotivamente qualsiasi tipo di pubblico. Al di là di questo, si trattava di un’esecuzione musicale di gran pregio: caratteristica capace di mettere d’accordo gli spettatori più esigenti con quelli che incrociavano Verdi per la prima volta. Da non sottovalutare, poi, il contributo della regista slovacca Sláva Daubnerová – al suo debutto operistico in Italia – che è riuscita a illuminare con uno sguardo dolorosamente femminile una vicenda popolarissima, spogliandola da qualsiasi allure romantica. Nella scena di Alexandre Corazzola c’è adagiato solo un gigantesco mezzobusto femminile acefalo – citazione di un’opera della scultrice Camille Claudel – che, con un bel colpo di teatro, nel terzo atto si spalanca, aprendosi su una camera da ospedale: dunque, quella sigaretta tenuta fra le dita dalla monumentale statua sembra esplicitare le cause della malattia che consumerà Violetta fino alla morte. Il duetto con Germont, con cui la protagonista avvia il proprio annientamento, viene contrappuntato da un’asta – resa ancor più crudele dal fatto che i partecipanti sono i suoi vecchi amici – che la porterà a spogliarsi delle sue proprietà: una scena potentissima, capace di rendere del tutto evidente la volgarità mortifera del denaro, proprio come a Verdi stava a cuore sottolineare in quest’opera. Germont, dal canto suo, indossa una redingote (costumi di Kateřina Hubená) dello stesso colore del fondale, che enfatizza il conformismo delle sue pretese: sono solo dettagli, ma nell’insieme in grado di definire una cornice in cui emerge una tragica idea di solitudine.“
[ Violettas Geschichte ist so kraftvoll, dass sie jedes Publikum emotional fesseln kann. Darüber hinaus war es eine musikalische Darbietung von großem Wert: eine Eigenschaft, die sowohl das anspruchsvollste Publikum als auch jene, die Verdi zum ersten Mal begegnen, in Einklang bringen kann. Nicht zu unterschätzen ist daher der Beitrag der slowakischen Regisseurin Sláva Daubnerová – die ihr Operndebüt in Italien gab –, der es gelang, eine sehr populäre Geschichte mit einem schmerzhaft weiblichen Blick zu beleuchten und ihr jeglichen romantischen Reiz zu nehmen. In Alexandre Corazzolas Bühnenbild gibt es lediglich eine gigantische kopflose Frauenbüste – eine Referenz an ein Werk des Bildhauers Camille Claudel –, die sich im dritten Akt in einem wunderschönen Coup de Théâtre weit öffnet und ein Krankenzimmer enthüllt: So scheint die Zigarette zwischen den Fingern der monumentalen Statue die Ursachen der Krankheit zu erklären, die Violetta bis zu ihrem Tod verzehren wird. Das Duett mit Germont, mit dem die Protagonistin ihre eigene Vernichtung beginnt, wird durch eine Auktion kontrastiert – noch grausamer durch die Tatsache, dass die Teilnehmer ihre alten Freunde sind – was sie dazu bringen wird, sich von ihrem Besitz zu trennen: eine kraftvolle Szene, die die tödliche Vulgarität des Geldes deutlich macht, genau wie Verdi es in dieser Oper betonen wollte. Germont seinerseits trägt einen Gehrock (Kostüme von Kateřina Hubená) in der gleichen Farbe wie der Hintergrund, was den Konformismus seiner Forderungen unterstreicht: Dies sind nur Details, aber zusammen bilden sie einen Rahmen, in dem eine tragische Idee der Einsamkeit entsteht. ]
— Giulia Vannoni, Caracalla Festival, in: il Ponte, 26.07.2025
„La versione de la traviata andata in scena al caracalla festival ha offerto una lettura intensa e drammatica dell’opera di verdi, concentrata sul tema della morte e del destino inevitabile della protagonista. La regista slovacca sláva daubnerová ha scelto di mettere in primo piano la condizione di violetta valèry come simbolo della donna “caduta” e il suo percorso segnato dall’amore fallito e dalla solitudine finale. […] La scena si è aperta con un’atmosfera sinistra, che ha subito annunciato la tragedia imminente della protagonista. Medici e infermieri sono entrati in scena portando una lettiga con violetta coperta da un lenzuolo, un’immagine che ha anticipato il destino inevitabile. La regia di daubnerová ha scelto di evocare parigi con pochi elementi simbolici, privilegiando il racconto della femminilità e della morte più della storia d’amore tormentata. La presenza di figure simboliche come il ballerino che rappresenta la morte, le due danzatrici nei ruoli dei cigni bianco e nero, e il gigantesco busto femminile senza testa hanno contribuito a creare un’atmosfera di sospensione tra realtà e allegoria.“
[ Die beim Caracalla-Festival aufgeführte Version von La Traviata bot eine intensive und dramatische Interpretation von Verdis Oper, die sich auf das Thema Tod und das unausweichliche Schicksal der Protagonistin konzentrierte. Die slowakische Regisseurin Sláva Daubnerová stellte Violetta Valérys Zustand als Symbol der „gefallenen“ Frau und ihren von gescheiterter Liebe und endgültiger Einsamkeit geprägten Weg in den Vordergrund. […] Die Szene begann mit einer düsteren Atmosphäre und kündigte sofort die bevorstehende Tragödie der Protagonistin an. Ärzte und Krankenschwestern betraten die Bühne und trugen eine Trage mit Violetta, die mit einem Laken bedeckt war – ein Bild, das ihr unausweichliches Schicksal vorwegnahm. Daubnerovás Regie wählte eine Darstellung von Paris mit wenigen symbolischen Elementen und stellte die Geschichte von Weiblichkeit und Tod in den Vordergrund statt der Geschichte einer gequälten Liebe. Die Präsenz symbolischer Figuren wie der Tänzerin, die den Tod darstellt, der beiden Tänzerinnen in den Rollen der schwarzen und weißen Schwäne und der gigantischen kopflosen weiblichen Büste trugen dazu bei, eine Atmosphäre der Schwebe zwischen Realität und Allegorie zu schaffen. ]
— Elisabetta Cina, La traviata al caracalla festival, violetta muore sola nel capolavoro di verdì diretto da sláva daubnerová, in: Gaeta.it, 20.07.2025
INTERVIEW mit Slavá Daubnerová
Interview mit Slavá Daubnerová im Rahmen ihres Inszenierungs-Debüts von „La traviata“ beim Caracalla Festival, Teatro dell’Opera di Roma:
— Giorgia Motta, La sponda della seduzione. Intervista a Sláva Daubnerová in zona palcoscenico, in: Il Foglio, 05.07.2025
Manon Lescaut – NP National Theatre Prag
Inszenierung: Sláva Daubnerová; Musikalische Leitung: Simone Di Felice
Premiere: 27. März 2025
„Is Manon Lescaut a victim or the architect of her own demise? A new production of Puccini’s tragic romance at the National Theatre puts her squarely at the center of her own undoing, while setting her story in a larger context which suggests that in a male-dominated society, women are doomed to be used and discarded. Love is no saving grace, just a false promise in an amoral, uncompromising world.
Just as she did in a previous production of Rodion Shchedrin’s Lolita, director Sláva Daubnerová places the opera in a bleak landscape evoking hopelessness and despair. The desert setting of the final act sets the visual tone throughout – a shabby motel in a dusty outpost in the first act, the bright lights of a big city reminiscent of Las Vegas (a city in a desert) in the second act, pitiless fencing and brutal cops in a deportation wasteland in the third. The stretch of lonely highway where Manon meets her fate is, appropriately, both surreal and hyper-realistic. […]
Daubnerová’s contemporary setting of the piece gives the sexual politics an edge, with no punches pulled.“
— Frank Kuznik, A politically charged new Manon in Prague, in: A politically charged new Manon in Prague, in: bachtrack, 29.03.2025
Biedermann und die Brandstifter – NP Landestheater Niederösterreich, St. Pölten
Inszenierung: Sláva Daubnerová; Musik: Stroon (Dalibor Kocián)
Premiere: 24. Januar 2025
„Mit beklemmenderem Timing könnten aktuelle Bezüge derzeit kaum über die Bühne kommen: Am Freitagabend ist im Landestheater Niederösterreich in St. Pölten „Biedermann und die Brandstifter“ von Max Frisch in der durchaus stringenten Inszenierung der slowakischen Regisseurin Sláva Daubnerová zur Premiere gelangt.
Es ist das Stück der Stunde, naturgemäß, angesichts der weltweit ersichtlichen Wiederkehr totalitärer und autoritärer Politik. Die Story vom Ehepaar, das wider besseres Wissen Brandstifter in seinem Haus beherbergt, ist trotz des Untertitels „Lehrstück ohne Lehre“ eine unmissverständliche Parabel. Daubnerová verknappt die Handlung auf 90 Minuten, lässt zum Beispiel Chor-Passagen oder die Witwe Knechtling weg und konzentriert sich in burlesker Bildhaftigkeit auf Wesentliches.“
— APA/Ewald Baringer, Beklemmender „Biedermann und die Brandstifter“ in St. Pölten, in: Salzburger Nachrichten, 25.01.2025
„Sláva Daubnerová erweist mit ihrer äußerst kompakten Inszenierung von „Biedermann und die Brandstifter“ dem Filmemacher Ulrich Seidl die Reverenz: Dessen Doku „Im Keller“ […] habe sie , sagt die Regisseurin im Programmheft, zu dieser Idee inspiriert. Sie hat das „Lehrstück ohne Lehre“ von Max Frisch genau gelesen (Fast) jeder Regieeinfall hat seine Legitimation im Text. Und sie grenzt sich mit großer Mühe von den anderen Inszenierungen der letzten Zeit […] ab. Sie beginnt, wie Bert Brecht beginnen würde: am Ende.“
— Thomas Trenkler, Es ist unübersehbar: Die Biedermann verwandeln sich in Co-Brandstifter, in: Kurier, 26.01.2025
„Im Landestheater Niederösterreich zeigt die slowakische Regisseurin Slava Daubnerova seit Freitag eine pointierte Fassung der Bühnenparabel von Max Frisch – mit Lockenperücke und Leopardenlook und mit ebenso erwartbarer Katastrophe wie mangelnder Lehre. […] Die Version von Slava Daubnerova bringt skurriles Personal auf die Bühne, dessen künstliches Gehabe einerseits Verfremdung im Brecht’schen Sinn mit sich bringt, dadurch aber andererseits den Blick schärft für die scheinbare Irrationalität im Verhalten des Ehepaars Biedermann, das ein offensichtliches Brandstifterpaar bei sich aufnimmt. […] Dauberovas Idee, die Partie des Eisenring mit einer Frau zu besetzen, bringt zusätzliche Spannung in die bedrohliche Konstellation. Die erwartbare Katastrophe bleibt nicht aus, die mangelnde Lehre bzw. Einsicht auch nicht: Schon im vorausblendenden Prolog definieren sich Biedermanns in der Opferrolle.
Satirische Elemente durchziehen diese auch optisch sehr gelungene Produktion.“
— Ewald Baringer, Skurril und pointiert: „Biedermann und Brandstifter“ am Landestheater, in: NÖN, 26.01.2025
INTERVIEW Sláva Daubnerová
Interview mit Slavá Daubnerová im Rahmen ihrer Neuinszenierung von „Biedermann und die Brandstifter“ am Landestheater Niederösterriech in St. Pölten:
— Hedwig Kainberger, Eindringlinge bedrohen biederes Leben, in: Salzburger Nachrichten, 24.01.2025
— Margarete Affenzeller, Slowakische Regisseurin: „Vertreter der Desinformationsszene sind an der Macht“, in: Der Standard, 21.01.2025
Das schlaue Füchslein – NP Slovak National Theatre Bratislava
Inszenierung: Sláva Daubnerová; Dirigent: Juraj Valčuha
Premiere: 21. September 2024
„It is too often the case that Janáček’s “The Cunning Little Vixen” is presented as an opera for children, no doubt because it has lots of furry animals that talk and sometimes act like humans, although it is also probably a reaction to the fact that Janáček’s inspiration for the opera came from a cartoon strip in his local paper. Even in productions that steer clear of such a presentation, the readings tend to be heavily sentimentalized, so that it becomes a tale that tugs on the heartstrings when the poor vixen is shot by Harašta, the poacher; as the opera draws towards its conclusion, we are, however, comforted by the forester, who, on seeing a young fox cub, reflects on the inevitable cycle of life and death that affects man and beast alike. The Slovak National Theatre Opera, however, managed to transcend such sentiments with a production that captured the cruelty of all the characters involved, both human and vulpine, and which unequivocally sets the behavior of the humans in a far more negative light with far reaching disastrous consequences.
It is, of course, impossible for any production to free itself from the anthropomorphic nature of the animals, which is always going to exist given the fact that they talk and exhibit very human reactions. However, the director, Sláva Daubnerová, ensured that this did not end up magnifying the sentimental aspects of the work. Rather, she allowed the animals to embrace both their positive and negative human qualities, so that the courting scene between Sharp Ears and Gold Stripe was very recognizably human, down to the male fox offering the vixen not just a dead rabbit but also tobacco and alcohol. The vixen was also portrayed as a very vain animal who enjoyed looking at herself in the mirror and saw herself as the queen of the forest after kicking the badger from his den. It was a clever interpretation as it presented the animals with negative traits, which acted as a barrier to an overly sentimental reaction from the audience.
Moreover, Daubnerová was also keen to play up the wild nature of the animals themselves, in which play, aggression and killing were part of life. The vixen and her family of cubs were seen playing happily in the forest, but she was equally at ease chasing the badger from his den or slaughtering the rooster and the chickens simply because she could. She was bold and sly and deliberately taunted those around her, including the humans that crossed her path. She was wild; she was not playing a role in a picture book story.
It was a brutal depiction of forest life, in which the lives of the animals and the people cross with unpleasant consequences. The forester caged the animals in what can only be described as something akin to a concentration camp, with the dog acting as a guard, dressed suitably in a semi-militaristic costume. The vixen was brutally maltreated, hung up by her feet in the air in chains. The chickens also suffered at the forester’s hands, exemplified by one chicken, who covered in blood, found laying eggs a painful experience. There was a lot that was uncomfortable to watch, and it successfully managed to muscle out the sentimental.
None of the human characters were given a sympathetic reading; they were garrulous drunks who spent their evenings letting each other know their opinions, oblivious to the suffering of the animals or to the damage they were doing to the planet, which they viewed as no more than a resource, made clear by the fox fur coats lowered from the ceiling after the poacher’s killing spree, in which the vixen was just one of his victims. Even the forester’s sentimental musings were clearly an aberration, and he would, no doubt, soon return to his usual ways.
The brutality and destruction wreaked upon the forest by the humans was reinforced by the scenographer, Volker Hintermeier, who covered the stage with a dark forest of dead trees. It was a message that Daubnerová added to with the introduction of a figure representing the spirit of nature, who appeared occasionally during the performance, either fleeing from the poacher’s gun or in a symbolically strong image in the final scene in which, dressed as a bride, she sat on a proud looking stag.“
— Alan Neilson, The Slovak National Theater Opera 2024 Review: The Cunning Little Vixen, in: OperaWire, 11.10.2024